Architettura

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Così, per realizzare questo sogno, sull’esempio di Peter Pan, si costruirono una loro isola felice e la chiamarono Studio65. Questi giovani erano anche pittori e dipingevano quadri dai forti colori; discutevano della liberazione dell’uomo e del mondo delle catene dell’oppressione; amavano, come tutti i giovani, a tal punto la vita da essere pronti a lottare per costruire un mondo più giusto, dove ogni forma di espressione artistica trovasse spazio e apprezzamento.

Amavano la Pop Art americana, i film del New American Cinema, la Nouvelle Vague francese, l’Avanguardia italiana, Carmelo Bene, Ionesco, Beckett e il Living Theatre; ascoltavano la musica rock, il jazz; leggevano Majalovskij, Marcuse, Montale, Asor Rosa, Tafuri e Simone de Beauvoir.

Non era un caso che a questi giovani il mondo dei “grandi”, con la sua ipocrisia, il suo perbenismo, il suo opportunismo, stesse molto stretto, soprattutto se veniva imposto negli atenei, come in ogni istituzione della società civile, con arrogante autoritarismo. Accadde così che, quando gli studenti-formiche dichiararono guerra alle istituzioni-pachiderma, lo Studio65, nato da appena due anni, era già lì, pronto a dare il suo contributo per cambiare il mondo. Attivo nell’università, portò all’interno dei gruppi in cui lavorava un atteggiamento progettuale critico: non più una architettura propositiva, ma una architettura come strumento di denuncia, di dissacrazione, di sbeffeggiamento ironico.

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1985

Biba

Il parco tecnologico spettacolare di Biba (la bambina bianca) nel momento storico della rivoluzione informatica che rilanciava la speranza che le nuove conquiste tecnologiche ed i nuovi mezzi di comunicazione planetaria possano generare un nuovo rinascimento nel mondo (miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, abbattimento delle frontiere e degli egoismi nazionali, per costruire di un pianeta dove tutti sono cittadini del mondo, potenziamento degli strumenti espressivi dell’arte e loro più facile diffusione, comunicazione senza limiti o censure delle idee).

In questo nuovo nascente scenario il progetto Biba lancia una sfida a tutti gli amministratori, ai politici, ai capitani dell’industria e della finanza, agli artisti ed ai progettisti di spazi e tecnologie, di fare uno sforzo comune affinché la nascente rivoluzione non sia più finalizzata al consolidamento dello sfruttamento, alla gestione di guerre per difendere potentati e privilegi, all’arricchimento di sempre un minor numero di super-ricchi, super-potenti, con un crescente impoverimento di tutti gli altri, ma sia finalizzata alla nascita di un mondo nuovo, dove la libertà, l’immaginazione, la solidarietà e la fantasia siano gli elementi fondanti di una umanità capace di riscoprire lo stupore, di emozionarsi, di indignarsi per le ingiustizie sociali, di tenersi per mano per costruire il mondo che sognano.

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