Architettura

Correva l’anno di grazia 1965 D.C. (ossia dell’era DemoCristiana), quando un gruppo di giovani studenti di architettura, che pensavano di voler fare “da grandi” gli architetti, dopo aver conosciuto il mondo dei “grandi” (architetti e non), decisero di fare sì gli architetti, ma di non diventare mai grandi.

Contro

Così, per realizzare questo sogno, sull’esempio di Peter Pan, si costruirono una loro isola felice e la chiamarono Studio65. Questi giovani erano anche pittori e dipingevano quadri dai forti colori; discutevano della liberazione dell’uomo e del mondo delle catene dell’oppressione; amavano, come tutti i giovani, a tal punto la vita da essere pronti a lottare per costruire un mondo più giusto, dove ogni forma di espressione artistica trovasse spazio e apprezzamento.

Amavano la Pop Art americana, i film del New American Cinema, la Nouvelle Vague francese, l’Avanguardia italiana, Carmelo Bene, Ionesco, Beckett e il Living Theatre; ascoltavano la musica rock, il jazz; leggevano Majalovskij, Marcuse, Montale, Asor Rosa, Tafuri e Simone de Beauvoir.

Non era un caso che a questi giovani il mondo dei “grandi”, con la sua ipocrisia, il suo perbenismo, il suo opportunismo, stesse molto stretto, soprattutto se veniva imposto negli atenei, come in ogni istituzione della società civile, con arrogante autoritarismo. Accadde così che, quando gli studenti-formiche dichiararono guerra alle istituzioni-pachiderma, lo Studio65, nato da appena due anni, era già lì, pronto a dare il suo contributo per cambiare il mondo. Attivo nell’università, portò all’interno dei gruppi in cui lavorava un atteggiamento progettuale critico: non più una architettura propositiva, ma una architettura come strumento di denuncia, di dissacrazione, di sbeffeggiamento ironico.

architettura contro

1971

Casa Canella

Arredamento di un appartamento, Torino, 1971

Il tema: un Olimpo al quarto piano. I clienti sono una giovane coppia di sposi, che desidera costruirsi una ‘reggia’ dal look aggiornato (abitare una casa non convenzionale per meravigliare gli amici).

Il progetto è frutto di una stretta collaborazione tra cliente e progettista nella rilettura ironica dei miti dell’abitare. L’alloggio di condominio deve essere trasformato in una reggia.

La poltrona ritorna ad essere un trono nel salone delle udienze (la pubblica virtù). Il divano a fiore fa da corolla al conversare pettegolo e, nell’imporre la promiscuità, invita alle trasgressioni (i vizi privati).

Il bagno rotondo è centrale al soggiorno, all’interno della colonna bianca. L’armadio è un colonnato quattro stagioni passante e il letto diviene un palcoscenico con fondali cosmici per le rappresentazioni amorose.

3a