Architettura

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Così, per realizzare questo sogno, sull’esempio di Peter Pan, si costruirono una loro isola felice e la chiamarono Studio65. Questi giovani erano anche pittori e dipingevano quadri dai forti colori; discutevano della liberazione dell’uomo e del mondo delle catene dell’oppressione; amavano, come tutti i giovani, a tal punto la vita da essere pronti a lottare per costruire un mondo più giusto, dove ogni forma di espressione artistica trovasse spazio e apprezzamento.

Amavano la Pop Art americana, i film del New American Cinema, la Nouvelle Vague francese, l’Avanguardia italiana, Carmelo Bene, Ionesco, Beckett e il Living Theatre; ascoltavano la musica rock, il jazz; leggevano Majalovskij, Marcuse, Montale, Asor Rosa, Tafuri e Simone de Beauvoir.

Non era un caso che a questi giovani il mondo dei “grandi”, con la sua ipocrisia, il suo perbenismo, il suo opportunismo, stesse molto stretto, soprattutto se veniva imposto negli atenei, come in ogni istituzione della società civile, con arrogante autoritarismo. Accadde così che, quando gli studenti-formiche dichiararono guerra alle istituzioni-pachiderma, lo Studio65, nato da appena due anni, era già lì, pronto a dare il suo contributo per cambiare il mondo. Attivo nell’università, portò all’interno dei gruppi in cui lavorava un atteggiamento progettuale critico: non più una architettura propositiva, ma una architettura come strumento di denuncia, di dissacrazione, di sbeffeggiamento ironico.

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1993

Samarec

Centro ricreativo Samarec.

Questo complesso fu disegnato come struttura ricreativa per il tempo libero per gli operai e gli impiegati della raffineria di Samarec a Rabiq, in Saudi Arabia.

Il progetto trasforma un pezzo di piatto deserto che lambisce il mare in una spiaggia tropicale dalla bianca sabbia, un’isola artificiale viene creata di fronte per formare una laguna protetta dalle onde del mare aperto.

Una catena di dune sormontate da palmeti, separa le spiagge dal deserto retrostante.

Un villaggio mediterraneo dalle vie strette e tortuose, come i villaggi delle isole greche, ospita negozi, ristoranti, spazi di ritrovo, nelle piazzette e sulle verande di edifici che attraverso un processo di decostruzione dei volumi e dei segni architettonici, assume l’aspetto di un villaggio magico, forse sogno.

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