Architettura

per

Così, per realizzare questo sogno, sull’esempio di Peter Pan, si costruirono una loro isola felice e la chiamarono Studio65. Questi giovani erano anche pittori e dipingevano quadri dai forti colori; discutevano della liberazione dell’uomo e del mondo delle catene dell’oppressione; amavano, come tutti i giovani, a tal punto la vita da essere pronti a lottare per costruire un mondo più giusto, dove ogni forma di espressione artistica trovasse spazio e apprezzamento.

Amavano la Pop Art americana, i film del New American Cinema, la Nouvelle Vague francese, l’Avanguardia italiana, Carmelo Bene, Ionesco, Beckett e il Living Theatre; ascoltavano la musica rock, il jazz; leggevano Majalovskij, Marcuse, Montale, Asor Rosa, Tafuri e Simone de Beauvoir.

Non era un caso che a questi giovani il mondo dei “grandi”, con la sua ipocrisia, il suo perbenismo, il suo opportunismo, stesse molto stretto, soprattutto se veniva imposto negli atenei, come in ogni istituzione della società civile, con arrogante autoritarismo. Accadde così che, quando gli studenti-formiche dichiararono guerra alle istituzioni-pachiderma, lo Studio65, nato da appena due anni, era già lì, pronto a dare il suo contributo per cambiare il mondo. Attivo nell’università, portò all’interno dei gruppi in cui lavorava un atteggiamento progettuale critico: non più una architettura propositiva, ma una architettura come strumento di denuncia, di dissacrazione, di sbeffeggiamento ironico.

architettura per

2001

Villaggio olimpico

Olimpiadi invernali di Torino

Un’occasione mancata

Il progetto per il villaggio olimpico nella zona MOI (ex mercati generali) che si affaccia su Via Giordano Bruno, vuole essere un progetto pilota in occasione degli investimenti fatti per le Olimpiadi invernali del 2006, per indirizzare il recupero di spazi e quartieri dismessi, degradati, abbandonati, per trasformarli in progetti di riqualificazione urbana tesa a trasformare questi luoghi in nuovi poli di attrazione urbana, capaci di promuovere e guidare la rinascita e lo sviluppo dei quartieri adiacenti, attualmente in fase di rapido declino.

Così questo progetto, che verrà temporaneamente utilizzato per ospitare il villaggio olimpico, viene progettato e concepito come una proposta per ridisegnare un nuovo quartiere urbano, che possa diventare polo di attrazione non solo per i quartieri limitrofi, ma per tutta la città.

Un nuovo cuore pulsante.

Così, con il riferimento di Parigi, dove ogni quartiere viene ristrutturato proponendolo come nuovo centro di attrazione con un suo carattere urbano specifico, o l’esperienza di Bohigas a Barcellona, abbiamo pensato di progettare un “pezzo di città”, piena di vita e di attività.

Tutti i piani terra ed interrati del complesso vengono dedicati ad attività pubbliche, ristoranti, bar, negozi, gallerie d’arte, ateliers, centri benessere, discoteche, scuole di danza, laboratori per incisione, discografie e studi televisivi, sale cinematografiche, sale prove, botteghe artigiane etc…

Le abitazioni vengono progettate ai piani superiori.

L’impianto urbanistico propone su Via Giordano Bruno il viale alberato con déhors (bar, ristoranti, enoteche, pub) alla Boulevard de Montparnasse di Parigi.

All’interno vi è un impianto irregolare, da città medievale, con strade strette e tortuose, che si aprono in piazzette con verde e déhors, offrendo nel percorso urbano viste ed emozioni inaspettate, scorci verso la collina o verso il quartiere.

Le attività proposte per animare gli spazi urbani permettono di riempire di vita il quartiere durante tutte le ore del giorno e della sera, come il Quartiere Latino a Parigi o il Barrio Gotico a Barcellona o a Lisbona.

Questo nuovo polo di attrazione, nel generare flusso di frequentatori e turisti, coinvolgerà i quartieri circostanti, nell’offrire servizi per rispondere ad una crescente domanda, che non potrà più essere soddisfatta dal progetto.

La piazza olimpica potrà poi essere luogo per eventi e manifestazioni.

 

moi